22 Feb Dazi USA: facciamo chiarezza
La Corte Suprema boccia l’IEEPA, Trump rilancia subito. E per le imprese? Facciamo chiarezza
La notizia, di quelle che sembrano “definitive”, è arrivata il 20 febbraio 2026: la Corte Suprema USA ha stabilito che l’IEEPA (la legge sui poteri economici d’emergenza) non autorizza il Presidente a imporre tariffe doganali. Nelle motivazioni, i giudici insistono su un punto molto concreto: il potere di imporre dazi è materia del Congresso, e l’uso dell’IEEPA per tariffe “senza limiti” di durata e ampiezza non regge.
La reazione del mondo economico: sollievo, poi di nuovo incertezza
La reazione più istintiva di molti è stata: “Bene, allora i dazi USA devono sparire.”
Poi, però, è arrivata la seconda notizia: Trump non ha “archiviato” i dazi.
Ha attaccato la sentenza e ha annunciato una nuova tariffa globale facendo leva su un’altra norma: la Section 122 del Trade Act. Prima 10%, poi alzata al 15% (il massimo previsto da quella base legale).
In realtà, il punto è un altro. La sentenza non cancella il rischio-dazi: cancella solo una specifica scorciatoia legale.
Quello che cambia non è l’obiettivo politico, ma lo strumento.
Detto in modo semplice: Washington non ha perso la leva dei dazi. Ha solo dovuto cambiare corsia.
Le alternative all’IEEPA: cinque strumenti, cinque logiche diverse (spiegate bene)
Quando si parla di “alternative”, spesso si immagina che siano tutte uguali: una legge vale l’altra. In realtà no. Le differenze sono sostanziali e si giocano su tre fattori:
- Motivazione ufficiale (sicurezza nazionale? tutela di un settore? ritorsione per pratiche scorrette? emergenza sui pagamenti? discriminazione?)
- Procedura (serve un’indagine? ci sono consultazioni pubbliche? liste di prodotti?)
- Tempi (mesi/anni vs settimane/giorni)
Vediamole in modo discorsivo, con esempi reali.
1) Section 232: quando i dazi diventano “sicurezza nazionale”
Questa è la leva che Washington usa quando vuole dire: non è solo commercio, è strategia nazionale.
La Section 232 parte da un presupposto: alcune importazioni possono indebolire la sicurezza nazionale (capacità industriale, difesa, filiere strategiche). Per attivarla serve un’istruttoria del Dipartimento del Commercio (BIS): analisi, raccolta contributi, raccomandazioni.
Nel 2018 è stata la base legale per i dazi su acciaio e alluminio.
La 232 tende a colpire settori “sensibili” e può avere un effetto domino sulla componentistica.
2) Section 201: “salvagente” temporaneo per un settore USA sotto pressione
La Section 201 è meno geopolitica e più “industriale”: si usa quando un settore americano sostiene di subire un danno serio per l’ondata di importazioni. Qui il punto non è “punire un Paese”, ma dare ossigeno a un comparto USA per un periodo (con dazi o quote). La parte tecnica è gestita dalla US International Trade Commission (ITC) e poi c’è la decisione presidenziale.
La 201 ha anche un vincolo interessante: l’aumento non può superare +50% ad valorem rispetto al dazio esistente al momento dell’azione.
Esempi concreti:
- Lavatrici domestiche (2018): dazi “di salvaguardia” approvati dopo il percorso ITC.
- Celle e moduli fotovoltaici: misura in vigore dal 2018, poi estesa/modificata nel 2022.
Quando si attiva, di solito è abbastanza chiaro quali codici doganali finiscono nel perimetro. Quindi per le imprese è fondamentale sapere “il nostro HTS dove cade”.
3) Section 301: la leva “ritorsione” per pratiche commerciali scorrette
Se la 201 difende un settore e la 232 invoca la sicurezza nazionale, la Section 301 è la leva da “controffensiva”: si attiva quando gli USA ritengono che un Paese adotti pratiche ingiuste o discriminatorie (IP, sussidi, barriere, digitale…).
L’istruttoria la guida l’USTR (Trade Representative) e il risultato tipico è una cosa molto concreta: liste di prodotti colpiti, con procedure di consultazione e (talvolta) richieste di esclusione. Diverse ondate dei dazi verso la Cina è passata proprio da qui (List 1, List 2, ecc.).
Esempio “vicino” all’Europa (e all’Italia): l’USTR ha pubblicato un report di indagine sulla Digital Services Tax italiana nell’ambito delle 301.
La 301 può colpire prodotti che diventano “leva negoziale”, non sempre quelli più “logici” rispetto al contenzioso. Tradotto: non basta dire “noi non c’entriamo”, serve monitorare liste e codici.
4) Section 122: il “ponte” veloce (ma temporaneo) con tetto massimo
Qui arriviamo al cuore della cronaca di questi giorni. La Section 122 è pensata per rispondere a “problemi fondamentali” nei pagamenti internazionali con una misura rapida e temporanea: una sovrattassa generalizzata all’import.
La norma è chiara su due limiti:
- durata massima 150 giorni (salvo estensione del Congresso)
- tetto massimo 15% ad valorem
É la norma che, dopo la sentenza IEEPA, Trump ha invocato per annunciare un dazio globale prima al 10% e poi al 15% .
La 122 è perfetta per creare un “cuscinetto” immediato mentre partono strumenti più lenti (301/232). Quindi, anche se temporanea, può impattare subito listini e contratti.
5) Section 338: la “norma d’epoca” che torna nei discorsi (fino al 50%)
La Section 338 (Tariff Act del 1930) è lo strumento più “antico” e, per certi versi, più dirompente: consente dazi fino al 50% contro Paesi ritenuti discriminatori verso il commercio USA, con efficacia dopo 30 giorni dalla proclamazione.
Negli ultimi anni è stata descritta come raramente/mai invocata in modo moderno, ma è tornata nel dibattito proprio come possibile alternativa “rapida” (prima ancora della vicenda IEEPA) e ma diverse fonti giornalistiche hanno riportato che è stata minacciata in passato ma non realmente usata, e oggi viene citata tra le opzioni che l’Amministrazione potrebbe considerare
In definitiva, questa vicenda ci lascia una lezione molto concreta: nel mercato USA non basta “sapere che esistono i dazi”. Bisogna capire come possono nascere, con quali basi legali, con quali tempi e soprattutto come si riflettono su contratti, listini, logistica e catena di fornitura.
Per molte aziende italiane la tentazione è sempre la stessa: trattare l’internazionalizzazione come una somma di attività operative — spedire, trovare un importatore, fare una fiera, aprire qualche contatto. Ma oggi, con un contesto che può cambiare in pochi giorni, l’internazionalizzazione va affrontata in modo strategico: con scenari, piani alternativi, strumenti contrattuali corretti, e una lettura lucida dei rischi (non solo commerciali, ma anche regolatori).
È qui che torna il senso di una frase che ci accompagna spesso: è semplice, ma non facile.
Semplice, perché il principio è chiaro: chi prepara bene struttura e opzioni reagisce meglio.
Non facile, perché richiede disciplina, conoscenza degli strumenti (legali, operativi, commerciali) e la capacità di trasformare l’incertezza in scelte concrete.
Se stai lavorando sul mercato USA e vuoi capire “quanto sei esposto” e quali contromisure mettere in campo, il primo passo non è indovinare la prossima mossa di Washington: è costruire una strategia che resti in piedi anche quando le regole cambiano.
Parliamone. Let’s talk about it.
IA International Advisors